Il mio erasmus ad Alicante

Il mio erasmus ad Alicante

Il cervello umano non può contenere ogni singolo ricordo di momenti vissuti durante tutta la vita.
In questo caso non credo che mi dimenticherò di quello che ho vissuto in Erasmus, ma sicuramente non ricorderò tutto, ed è per questo che prima che passi ulteriore tempo voglio scrivere cosa ha significato per me Alicante.
Se dovessi descrivere la mia città del sole in una sola parola non credo di poterci riuscire, mi viene giu un vomito di parole: il fantastico Castillo di Santa Barbara da cui si vede tutta Alicante, il barrio, la playa del Postiguet, il porto, la rambla, il Corte Ingles, il piso loco, i botellones durante i quali almeno tre volte su volte puntualmente arrivava la polizia perché chiamati dai vicini, a casa mia vennero ben due volte.

La povertà: un’erasmus DOC è sempre a corto di soldi.

La mia salvezza era Mc Donalds, Burger King e l’amatissimo Tapa y Caña che il mercoledì e la domenica aveva l’offerta birra e tapa un euro e venti.
La quantità esagerata di persone che ho conosciuto, i quali in una buona parte dei casi non ricordo neanche come e quando li ho conosciuti.
Le cene con i miei amici durante le quali raramente eravamo in meno di sei o sette persone, non importava che non c’era spazio per tutti, eravamo come una famiglia di dieci undici persone nessuno veniva escluso, si faceva tutto, tutti insieme.
Fare l’erasmus ad Alicante è stato bello perché lì vivere era semplice, era una routine che non annoiava.

Era come se davvero la città appartenesse solo agli erasmus, era una città molto piccola, e quando camminavo per strada almeno due o tre erasmus li incontravo.

Al mercadona, o alla fermata dell’autobus o sulla rambla o una volta addirittura dal dottore.
La parte migliore della mia routine quotidiana era guardare l’alba dalla playa del postiguet dopo essere andati tutti insieme ancora sbronzi sul Wibit (gonfiabili in mezzo al mare).
La parte peggiore invece era il ritorno a casa quando, ancora bagnati dal bagno in mare, ormai la luna era andata via e il sole cominciava a fare capolino da dietro le nuvole provocandomi un accecamento non indifferente, non a caso in borsa avevo spesso gli occhiali da sole, consapevole del fatto che non sarei tornata a casa prima delle 6.
Ma non è questo il motivo per cui dico che era la parte peggiore:
ogni giorno mentre percorrevo la strada per tornare a casa la puzza di vomito era onnipresente, segno che i miei compagni di avventura se l’erano passata bene la notte prima, e quella prima ancora, e ancora e ancora.
Era divertente anche il fatto che gli addetti alla pulizia delle strade mi salutassero mentre a fatica camminavo verso casa, ormai mi conoscevano.
Prima di salire in casa però la sosta per comprare qualcosa da mangiare ad uno dei negozi “24 ore” aperti a qualsiasi ora del giorno e della notte non mancava mai, ormai io e Eva entravamo nel negozio dal nostro amico Salam e andavamo da sole nel retrobottega a riscalcarci nel forno la pizza al prosciutto e formaggio da soli tre euro.
Il luogo di ritrovo con gli amici se dovevamo far qualcosa di mattina o di pomeriggio era sempre il Mercado Central, mentre invece la sera ci ritrovavamo tutti al muretto dell’Austins, anche se uscivo da sola senza sentire nessuno sapevo che avrei trovato tutti lì, ed era molto rassicurante come cosa, forse la parte più bella dell’erasmus ad Alicante.
La sera durante i botellones si andava giù di sangria Don Simón, di birra San Miguel o Amstel ,le mie preferite.
La spesa la si faceva sempre al Mercadona che non sarebbe stato lo stesso senza il suo gingol “mercadooona,mer-ca-do-naaa”.
Le feste a cui andare erano prestabilite ed erano le stesse ogni settimana, può sembrare una cosa noiosa ma per noi non lo era affatto: la settimana di festa partiva dal martedì, il lunedì di solito la gente riposava,tutti tranne me Eva ed Alan.
Il martedì era obbligatorio andare al beerpong, in inverno all’Havana Castaños ed in estate al Mulligans, quei posti ci appartenevano.
Vincere il beerpong era lo scopo degli erasmus di Alicante, un sogno molto difficile da realizzare perché c’era gente accanita che ci campava coi soldi che si vincevano, ma per loro sfortuna c’eravamo noi “gli italiani” o meglio c’erano Leonardo Andrea e Paolo che riuscirono a vincere al beerpong!
Ma il migliore era Leonardo, il mio coinquilino, è riuscito a vincerlo ben due volte.
Il mercoledì era Carpediem dove non c’era mai nessuno ma noi ci andavamo lo stesso, c’era Ayuob che ci offriva da bere.
Il giovedì si andava a ballare alla 5Avenida, il venerdì al club Concerto che anche se tutti lo odiavano era sempre pieno di gente.
Il sabato di nuovo 5Avenida, ma di solito prima di entrare in discoteca andare al barrio a bere il cubalitro ( un litro di vodka lemon che costava tre euro) e qualche chupitos alla Sede da Javi ( due euro a chupito il terzo era gratis) era d’obbligo.
La domenica invece tutti a giocare a beerpong a casa di Eva.
L’unica cosa che odiavo delle discoteche di Alicante era la perenne puzza di vomito, non ho mai capito il perché del fatto che anche se ci entravo alle nove di sera e non c’era ancora nessuno puzzava ugualmente, però non riuscivo a non andarci, mi sentivo importante all’entrata delle discoteche, dato che grazie al mio status da studentessa erasmus entravo gratis ovunque esibendo la tessera ESN quasi come se fosse un distintivo.
In effetti lo era, noi eravamo “distinti” da tutti gli altri. L’Erasmus mi ha cambiato la vita, ora sono una persona libera da pregiudizi, indipendente, aperta a conoscere ogni cultura e senza paura di affrontare da sola nuove esperienze.

Per me non è stato un anno di vita, ma bensì la vita in un anno.

LS

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