ERASMUS: confronto tra culture e nascita delle communitas.

a

ERASMUS: confronto tra culture e nascita delle communitas.

240_F_31813470_Wu97JNRb5D15atSeNgB3uy0EJv3vhhS3

COSA SONO LE COMMUNITAS? IN QUANTI TIPI DI COMMUNITAS SI IMBATTERA’ UNO STUDENTE/EX STUDENTE ERASMUS?


Come afferma Martyne Segalen, certe forme di liminalità “possono perfino portare a quell’antistruttura sociale” che Victor Turner chiama communitas; si tratta di quel tipo di interazione sociale che si crea tra i personaggi che sperimentano insieme la condizione da “liminali”, “comunità è il non essere più fianco a fianco di una moltitudine di persone, ma l’essere l’uno con l’altro […] Un fluire dall’Io al tu .” Trovo piuttosto facile paragonare lo studente erasmus al personaggio liminare, dato che Turner stesso definisce “liminari” persone sincere, libere da regole e imposizioni, che vivono tra loro in totale sincerità essendo in un contesto in cui possono essere completamente se stesse. “Quasi dappertutto la si considera “sacra” [la communitas], probabilmente perché viola o annulla le norme che governano rapporti strutturali e istituzionalizzati, ed è accompagnata da esperienze di una potenza senza precedenti.” Le esperienze che si fanno in Erasmus, di rado si possono ripetere. Magari non proprio per l’esperienza in sé e per sé , ma per lo stato d’animo che ha in quel momento lo studente erasmus, che gli fa vivere e sentire tutto in maniera più intensificata. Fare l’Erasmus è una pura realizzazione di esistenza. Ex-sistere significa stare fuori: lo studente erasmus sta fuori dal mondo reale, vivendo per 6 mesi o un anno come in un mondo parallelo, che possiamo anche definire “come in un sogno” (per lo studente erasmus medio). Turner divide le communitas in tre tipologie: la communitas spontanea, ideologica e normativa. Esaminandole una ad una posso affermare che quando si tratta di studenti erasmus in mobilità ci si imbatte nella communitas spontanea, la quale è “un confronto diretto, immediato e totale fra identità umane differenti.” Turner afferma che questo tipo di communitas ha in sé qualcosa di magico, ed è esattamente quello che posso affermare per quanto riguarda la comunità erasmus, la quale è caratterizzata da comprensione reciproca anche se non si parla la stessa lingua madre, e alla quale si attribuisce un grande valore di onestà e franchezza; non ci sono pretese, non c’è conflittualità. È quel tipo di società che si forma in un determinato luogo in un determinato lasso di tempo, i quali in realtà sono non-luoghi e non momenti, avendo essi una fine prestabilita, e riproponendosi anno dopo anno con protagonisti differenti . La communitas ideologica invece è “un insieme di concetti teoretici che tentano di descrivere le interazioni che hanno luogo nella communitas spontanea.” E’ il tipo di communitas propria dello studente ex-erasmus, il quale una volta finita l’esperienza ritorna ad essere un soggetto individuale, non più appartenente alla communitas spontanea, o meglio, appartenente ancora alla memoria della communitas spontanea, egli “riprodurrà in parole la sua esperienza concreta della communitas spontanea ”, ed è un po’ quello che sto facendo io nel suddetto lavoro. Leggendo invece quello che Turner intende per communitas normativa, ovvero “un sistema sociale permanente, una subcultura o un gruppo che tenta di promuovere e conservare le relazioni della communitas spontanea su una base più o meno stabile ” , non posso fare a meno di far riferimento all’associazione ESN (Erasmus Student Network). “Nel 1989 l’Erasmus Bureau invitò 32 ex studenti Erasmus per un incontro di valutazione a Gent, in Belgio. Questo incontro è stato un punto di partenza per Erasmus Student Network .” L’idea principale era “ex erasmus aiuta erasmus” o meglio ancora “studente aiuta studente” dato che non tutti i volontari di ESN hanno partecipato al programma. Nel 1989 fu fondata in Belgio la prima sezione di ESN, e, da quel momento in poi, tutte le altre fino ad arrivare ad oggi, in cui ne contiamo 280 in 32 paesi europei differenti, senza prendere in considerazione gli studenti provenienti dall’Asia e dall’America in mobilità in Europa, i quali possono contare ugualmente su ESN anche se il loro programma non si chiama Erasmus. Ogni volontario si impegna nell’organizzazione di attività, viaggi, eventi culturali, e talvolta anche di trovare casa agli studenti in mobilità presso la loro università. Per ogni città possono esserci anche più sezioni, una sezione per ogni università. ESN International è un’associazione legale, senza scopi di lucro. I volontari, come abbiamo già accennato pocanzi, non sono tutti ex erasmus, ma quelli che lo sono entrano a far parte dell’associazione ESN della propria università soprattutto per sentire un po’ di meno la mancanza del proprio erasmus, e continuare a vivere in un’ambiente internazionale. Ovviamente far parte dell’associazione non ha nulla a che vedere con il proprio Erasmus, ma quanto meno si avvicina all’esperienza vissuta, inoltre di solito si installa un forte legame tra i membri e gli erasmus. “Un certo carattere di liberazione o di amore pertiene alla communitas normativa” , lo stesso amore per gli studenti erasmus incoming nella propria università che pertiene ai membri di ESN. Ma torniamo alla communitas spontanea, voglio approfondire di più quest’argomento. Abbiamo detto che in questo tipo di communitas il confronto con l’altro è semplice, non ci sono conflitti e si crea un rapporto di totale sincerità tra i diversi personaggi. Il dialogo è informale, aperto, l’altro accetta che le sue ragioni siano sbagliate e si mette in discussione, quindi il discorso diventa collaborativo, c’è uno scambio di battute non un dibattito, nessuno vince sull’altro. Anzi, Nel dialogo è possibile apprendere lezioni importanti, che non impariamo se non ci confrontiamo con qualcuno diverso da noi, non possiamo metterci in discussione se viviamo per sempre solo tra persone “come noi” :

“Le performance caratteristiche degli stati e delle fasi liminali concernono le situazioni in cui ci si tolgono le maschere, si abbandonano le posizioni sociali, si rinuncia ai ruoli, si demoliscono le strutture, piuttosto che riguardare le situazioni in cui ci si riveste di tali elementi e li si mantiene.”

Maggiore è la differenza tra due culture, maggiore è la probabilità che entrambe escano arricchite dal contatto reciproco. Questo confronto viene fuori così naturalmente perché i personaggi in questione non avendo paura di essere giudicati esternano tutto con molta sincerità. Ora poniamo il caso che, una volta fatta conoscenza con “l’altro” appartenente ad una cultura completamente diversa dalla nostra, ci si trova bene e si approfondisce questa conoscenza, cosa succede? Quando ciò succede in erasmus, è come se il gruppo fondatosi si presentasse come una sorta di “coscienza collettiva”, non esiste più il “noi italiani” diversi “ da loro stranieri”, non si è più solo italiani o spagnoli o inglesi; lo stare insieme, il muoversi insieme, il “costruire” insieme fanno si che si crei un identità collettiva all’interno della communitas spontanea. Ci si chiede da un punto di vista epistemologico, se sia possibile imputare un processo che contraddistingue le trasformazioni di ogni persona a un gruppo, che invece riunisce più individui con percorsi di vita diversi e molteplici appartenenze/ identità. Se così fosse, il gruppo associativo si presenterebbe come una sorta di “coscienza collettiva” che, fagocitando il soggetto-persona, divorerebbe pure la sua identità. Innanzitutto ci tengo a spiegare il significato del termine epistemologia: “è quella branca della filosofia che si occupa delle condizioni sotto le quali si può avere conoscenza scientifica e dei metodi per raggiungere tale conoscenza. In un’accezione più ristretta l’epistemologia può essere identificata con la filosofia della scienza, la disciplina che si occupa dei fondamenti e dei metodi delle diverse discipline scientifiche […] indica specificatamente quella parte della gnoseologia che studia i fondamenti, la validità e i limiti della conoscenza scientifica.” Detto questo, ci ritroviamo ancora una volta a fare un confronto con lo studente erasmus: la coscienza collettiva che si crea in Erasmus, mette davvero da parte (almeno solo per il periodo limen) l’identità individuale dell’individuo (ci tengo a sottolineare che ovviamente non è così per tutti, ma per lo studente erasmus medio si). Si resta se stessi ma si tende ad agire in corrispondenza del gruppo, ci si comporta esattamente come se si facesse parte di un branco. L’io si perde ma non si annulla, nella comunità. Tutto ciò che si fa lo si fa insieme, ci si muove sempre insieme, si condivide tutto, è per questo che credo che il rapporto di amicizia che si crea in 6 mesi o in un anno di Erasmus valga più o quantomeno in egual misura di un rapporto d’amicizia stabile e duraturo con qualcuno che fa parte del cosiddetto mondo profano. La perdita dell’io è una caratteristica di ciò che Turner definisce flusso: “Il termine ‘flusso’ denota la sensazione olistica presente quando agiamo in uno stato di coinvolgimento totale ed è una condizione in cui un’azione segue all’altra secondo una logica interna che sembra procedere senza bisogno di interventi consapevoli da parte nostra […]. Ciò che esperiamo è un flusso unitario da un momento a quello successivo, in cui ci sentiamo padroni delle nostre azioni, e in cui si attenua la distinzione fra il soggetto e il suo ambiente, fra stimolo e risposta, o fra presente, passato e futuro .” Nel flusso non c’è posto per i problemi, per le preoccupazioni o per l’ansietà. “Stare nel flusso è godere della massima felicità possibile per un essere umano ” , esso non ha bisogno di finalità o ricompense esterne. Ancora una volta non posso far altro che paragonare lo status da studente erasmus appartenente alla communitas spontanea al suddetto flusso di cui ho appena parlato. Nel flusso azione e coscienza sono fuse, solo il momento che si sta vivendo conta, ed è esattamente ciò che succede ad uno studente nel pieno del suo anno da erasmus. Chi è nel flusso si sente padrone di sé e delle proprie azioni ma ciò non toglie che si tende a seguire ciò che fanno gli altri, persino quando c’è un pericolo reale i piaceri del flusso superano la sensazione del pericolo (e questo posso assicurarlo). Nel caso del nostro erasmus cercando di godersi al massimo il momento tende a volte ad esagerare, ad esempio abusando di alcool o droghe, o facendo sesso senza inibizioni, infatti è stato anche coniato il termine “orgasmus”, dato che appunto spesso all’esperienza erasmus si associano i termini sesso e alcool, il che non è del tutto sbagliato; ma come abbiam detto finora lo studente in questione si trova in uno stato liminale, può anche darsi che fare determinate cose non fa parte del suo carattere “naturale” ma lo fa comunque (ne ho conosciute di persone così). Consapevole del fatto che si trova in un periodo di passaggio che prima o poi finirà tende ad eccedere, come se poi alla fine dell’erasmus tutto si annulli, come se non fosse mai successo (poi nel post-erasmus il suddetto si renderà conto che invece è successo, eccome!) Ho sentito spesso durante il mio Erasmus rispondere alla domanda porta in seguito a una situazione bizzarra “Ma cosa stai facendo?” con un “No pasa nada soy erasmus !” La liminalità è insieme più creativa e più distruttiva della norma strutturale. In entrambi i casi essa solleva problemi che sono fondamentali per l’uomo della struttura sociale, e lo stimola alla riflessione e alla critica. Ma quando è socialmente positiva, la liminalità presenta, direttamente o implicitamente, un modello di società umana che è una communitas omogenea non strutturata, i cui confini coincidono idealmente con quelli della specie umana. Quando anche solo due persone credono di sperimentare fra loro una simile unità, esse sentono, anche solo per un attimo, tutti gli uomini come una cosa sola. A quanto pare, le generalizzazioni del sentimento sono più rapide di quelle del pensiero! La grande difficoltà sta nel mantenere viva questa intuizione: il che non si ottiene con l’uso regolare di droghe, né con ripetuti rapporti sessuali, né con la costante immersione nella grande letteratura, e neppure con la segregazione iniziatica, che presto o tardi deve pur finire. Ci imbattiamo così nel paradosso che l’esperienza della communitas diventa la memoria della communitas . Lo stato liminale può essere distruttivo, dicono. Chi si trova in uno stato liminale può essere considerato pericoloso. Ma io almeno facendo riferimento alla mia esperienza personale, credo che la liminalità sia positiva. Nel mio periodo limen ho visto persone appartenenti a culture diverse unirsi, pronte al confronto con l’altro, proprio perché non c’erano limiti, e non mi riferisco solo alla trasgressione intesa come bere, fumare o fare sesso occasionale, ma mi riferisco al fatto che non c’è limite nell’esprimere la propria personalità. Vengono fuori cose che magari si fa fatica ad esternare nel mondo profano per la paura di essere giudicati. In Erasmus questa paura non esiste, ci si conosce, si fa amicizia, ci si confronta e non si ha paura di essere emarginati o giudicati male. Nella mia personale communitas spontanea imparammo tanto l’uno dall’altro. All’interno della communitas spontanea “l’individuale” non esiste, esiste il sociale, il collettivo, è un vero e proprio habitus. Per Bourdieu parlare di habitus significa appunto che il soggettivo diventa collettivo, l’ habitus si configura, infatti, come una soggettività socializzata. L’habitus è quindi l’interfaccia tra posizioni sociali e pratiche sociali, consentendo alle prime di convertirsi nelle seconde. Un aspetto non trascurabile per la nostra analisi è quella che Bourdieu chiama l’isteresi dell’habitus. L’habitus garantisce un modello di percezione e giudizio del reale conseguente alla posizione sociale in cui si è prodotto. Parlando di isteresi, che in greco significa prolungamento, mi viene in mente ancora una volta lo studente erasmus. Il prolungamento dell’habitus, quindi il prolungamento di determinate percezioni o giudizi, fa parte dell’ex studente erasmus. I suoi effetti (dell’habitus)
di filtro sulla realtà possono prolungarsi anche quando il soggetto abbia mutato (soggettivamente o oggettivamente) posizione sociale, perché il suo capitale culturale è stato rivalutato (positivamente o negativamente). Lo stesso avviene nel caso dello studente erasmus, il quale anche quando muta la posizione sociale da erasmus a non più erasmus, non tornerà ad essere quello che era prima della partenza perché il suo capitale culturale è cambiato; la realtà è rimasta sempre la stessa, ma per lui è cambiato tutto e questo cambiamento permarrà nel tempo, nonostante non faccia più parte della communitas spontanea. Egli apparterrà sempre alla memoria della communitas, e ciò è possibile grazie soprattutto alla nascita della comunicazione mediatica, argomento che affronterò nel prossimo articolo.

LS

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top
FACEBOOK
FACEBOOK
LINKEDIN
INSTAGRAM