La situazione familiare influisce sullo spirito del viaggiatore?

Oosservando la situazione familiare di alcune amiche, non posso fare altro che domandarmi:

chi ha una famiglia stile mulino bianco fa più fatica ad uscire dal guscio e partire?

Sono andata via da Napoli a 19 anni dopo il diploma perché non avevo una famiglia unita,oppure lo spirito del viaggiatore fa parte del mio carattere a prescindere?

E’ difficile capirlo, ma facendo un sondaggio tra gli amici che sono andati a vivere all’estero e quelli che invece non l’hanno mai fatto, la conclusione è che quelli che vanno all’estero, una buona parte, direi anzi la maggioranza, sono figli di divorziati o nati  in una situazione familiare opposta rispetto a quella della mulino bianco.

Forse se anch’io avessi avuto genitori che si amano e che si dimostrano amore reciproco giorno per giorno avrei scelto di restare a casa e non partire?

Non deve essere male svegliarsi ogni mattina, fare colazione con la mamma il papà e i fratelli in totale armonia, oppure tornare a casa per cena e raccontarsi com’è andata la giornata.

I regali più belli e significativi che un genitore possa fare ai propri figli sono due: le radici e le ali.

Ma si riesce a spiccare il volo da soli se hai una famiglia così affiatata?

Poi magari vai all’università e quindi resti in casa con mamma e papà almeno fino ai 23 anni.

Una volta arrivata ai 23 ti rendi conto che parecchi tuoi coetanei hanno già fatto delle esperienze, e questa cosa ti frena, perché credo che più cresci e più poi hai paura di sbocciare.

E se pensi “ho paura di andare dall’altra parte del mondo da solo, e se non fossi capace di  cavarmela da solo? E se non riuscissi a comunicare?”

Ed ecco che allora magari decidi di iniziare per gradi e trasferirti per un paio di mesi a Londra in un college estivo con amici prettamente ITALIANI, e questo sarebbe andare all’avventura? NO!

Bisogna partire da soli per entrare davvero nell’anima di un paese e capirne la cultura e il modo di vivere!!!

Non ho assolutamente niente contro Londra o contro le scuole di lingua, era solo un esempio.

Ma questo tipo di esperienza può servirti e formarti a 15 anni non a 23 o 24.

E’ come se avessi le vertigini e cosa fai per affrontare la paura? Ti tuffi da uno scoglio alto al mare o fai paracadutismo?

DEVI lanciarti col paracadute, perché se scegli la prima opzioni la paura più grande non l’hai comunque vinta, ma se invece inizi a buttarti giù da un aereo in paracadute poi tuffarti dallo scoglio è una passeggiata!!!

Quindi ora per concludere la domanda mi sorge naturale:

È meglio viaggiare e partire alla scoperta del mondo stando sempre un po’ soli, oppure essere persone ordinarie e felici nella propria armonia familiare che ad ogni modo sai che è l’unica cosa su cui davvero potrai contare sempre?

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4 pensieri riguardo “La situazione familiare influisce sullo spirito del viaggiatore?

  1. Riflessione interessante!
    Vengo anche io da famiglia divorziata ed ho sempre avuto una forte spinta e curiosità nel trasferirmi all’estero.
    Purtroppo da buona ansiosa non riuscirei psicologicamente a farlo da sola!

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    1. Prova a fare un esperienza da sola all’estero, anche se per un breve periodo! Leggi il mio articolo sull’esperienza Workaway! Credo che ti aiuterebbe tanto anche per la questione ansia.

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  2. Personalmente credo che l’istinto alla partenza sia qualcosa di radicato e profondo. Tutti amiamo e “odiamo” la nostra famiglia in qualche modo, ma sono assolutamente d’accordo con te: partire e farlo in solitaria e’ l’unico modo per esplorarsi fino in fondo e scoprire aspetti della nostra personalita’ che altrimenti rimarrebbero li’ nascosti nell’ombra della nostra zona di comfort.

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    1. Sono d’accordo con te sul fatto che è qualcosa di radicato e profondo! Ma a volte la morbosità di alcune famiglie non da la possibilità di iniziare a viaggiare da sola da piccola.

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