Cos’è davvero l’erasmus?!

Il 28 agosto 2013 ebbe inizio una nuova epoca della mia vita : l’erasmus in Spagna, ad Alicante precisamente.

Quando feci richiesta non la presi neanche tanto sul serio, l’indecisione crebbe quando lessi la mail in cui c’era scritto che il colloquio finale sarebbe stato il giorno 8 Aprile 2013, ed io per quel giorno avevo un biglietto per Amsterdam e pensai “Amsterdam 5 giorni o Spagna per un anno?” cosa scelsi è chiaro, altrimenti non sarei qui a scrivere in questo momento.

Sembrava che la sfortuna non volesse abbandonarmi quando a causa della febbre alta non mi ero presentata in segreteria il giorno in cui si doveva consegnare la lettera di motivazione senza la quale la richiesta sarebbe stata automaticamente annullata, e pensai “non sono andata ad Amsterdam ed ora sono fuori lo stesso”.

Ma il giorno dopo mi recai in segreteria, con la vana speranza che un’anima buona avesse accettato lo stesso la mia lettera.

Bussai alla porta dell’ufficio outgoing e chiesi se ero ancora in tempo per consegnare la lettera, la coordinatrice mi disse che ero fortunata perché il postino il giorno precedente non si era presentato, così imbucai la mia lettera in quella casella con su scritto “outgoing erasmus students” , prima di imbucarla diedi un bacio portafortuna a quella lettera, pensando che quel momento non l’avrei mai e poi mai dimenticato, infatti ancora lo ricordo come se fosse ieri.

In quel momento capii che era scritto nel mio destino che dovevo andare in Erasmus ad Alicante, c’erano troppe coincidenze, non potevano non accettarmi, e infatti così fu, quando uscirono le graduatorie su quella parete dell’ufficio internazionale il 29 aprile 2013, sul quale c’era scritto anche il mio nome tra dozzine di nomi e destinazioni,il cuore quasi mi uscì dal petto tanto che battè forte, pensai “è fatta, si parte.”

Da quel momento in poi aspetti mesi e mesi fantasticando sull’Erasmus, guardi video su Youtube di studenti che ti spiegano com’è l’erasmus e le cose necessarie da fare prima di partire.

Su Facebook inizi a scrivere a studenti che erano stati in erasmus nell’università dove dovrai andare tu, solo per avere una minima idea di quella che sarà la tua vita per un anno. Gran parte dell’erasmus si basa su riempire documenti, documenti e ancora documenti, e la paura che il sogno vada in frantumi per errori di burocrazia non ti abbandona mai. Intanto continui a vivere la tua vita come se il giorno della partenza non dovesse mai arrivare, ma poi, ben presto arriva.

Al momento della partenza ero eccitata e piena di euforia, ma allo stesso tempo ero avvolta da uno strano senso di ansia; non mi era mai capitato prima di sentire così tante emozioni contraddittorie contemporaneamente.

Quando l’aereo decollò mentre con aria malinconica guardavo fuori dal finestrino, mi resi conto che stava succedendo davvero, pensavo a come sarebbe stata la mia nuova casa, i miei nuovi amici, i miei nuovi coinquilini, sulle note di summer paradise.

Una volta arrivata a destinazione mi sentivo confusa, non sapevo più ne chi ero né dove mi trovavo, e non capivo se tutto quello che stava succedendo era solo frutto della mia fervida immaginazione, e soprattutto non capivo assolutamente nulla di quello che diceva la gente intorno a me, all’inizio non sapevo neanche che hola si scrivesse con la h.

I primi tempi furono duri, mi mancava tutto della mia vecchia vita, non mi sentivo assolutamente a casa, ero come traumatizzata, infatti l’erasmus è un trauma, puoi essere solare socievole e pieno di voglia di fare amicizia, ma le prime tre settimane d’erasmus sono davvero un trauma.

Ma molto presto, dopo neanche un mese, tutto si era convertito in perfettamente normale per me.

I giorni passano, di festa in festa, i tuoi amici non sono più solo italiani, improvvisamente ti rendi conto che ormai fai parte di un grande gruppo internazionale. Alcuni restano conoscenti, altri amici con cui far festa, altri ancora diventano famiglia. E con tutti questi amici, ovviamente c’è sempre un evento al quale partecipare, in erasmus la parola festa è sempre presente.

Poi arrivano gli esami, e qui le prime ansie dopo tante feste e fiumi di alcool.

Al contrario di quello che pensa la maggior parte degli studenti, essere uno studente erasmus non ti garantisce di passare gli esami o di essere agevolato, anzi, in alcune università, tra cui la mia, i professori ti trattano esattamente nello stesso modo in cui trattano gli altri studenti, e inoltre c’è la difficoltà della lingua, che almeno per il corso di laurea che seguivo io, periodismo (giornalismo) è importantissimo essere in grado di scrivere bene e saper esporre le idee, e non sapevo mai se quello che dicevo o scrivevo era giusto, a volte mi sentivo un aliena, soprattutto all’inizio, poi però lo spagnolo l’ho imparato eccome.

Credo che per la maggior parte degli studenti che hanno la fortuna di viverlo, l’erasmus sia l’anno più bello della propria vita, indubbiamente, ma la mia condizione di studentessa erasmus in una città al sud della Spagna con il mare, il sole e la sangria, fu davvero la ciliegina sulla torta di quella fantastica avventura.

LS

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